Archivio per la Categoria “sfoghi”


di solito è una specie di guerra ma c’è la maniera di essere:

cittadini onesti sebbene non rincoglioniti

amanti sinceri di quello che è giusto

combattenti strategici

disposti ad imparare ogni minuto

coraggiosi e consapevoli

talmente puri che la merdaccia che ti insegue di continuo si dissolve al primo contatto col tuo essere

e amen

Comments Nessun Commento »

celebrare il nulla pieno e il nulla vuoto in un paesaggio lunare vestito di sole
il tuo amore naviga su una rotta sicura e lo sai…
A celebrare l’ immenso!

Comments Nessun Commento »

Questo che segue è un piccolo racconto dedicatissimo…

Quel giorno d’inverno il musicista era allegro: stava per fare un’azione anomala. Sarebbe andato a suonare in una grossa fabbrica, fra gli operai, che chissà se avrebbero capito qualcosa.
Stava per svolgersi il pranzo di pensionamento di un amico operaio e cantautore, che sempre aveva avuto il dubbio di essere prima cantautore e poi operaio. Così è la vita, fa di te ciò che vuole però non ti tocca l’essenza intima verace: quella rimane sempre uguale dalla nascita alla morte e sta a noi coltivalrla e alimentarla.
Ebbene, il musicista si sentiva tanto simile a Pablo Neruda, il grande poeta cileno, quando andava a recitare i suoi meravigliosi versi nelle miniere del Cile, di fronte a minatori poverissimi e sfruttati, eppure attenti e rispettosi dell’Arte che veniva loro regalata.
Eppure la classe operaia di oggi forse il musicista di cui parlo non la conosce un granchè: dietro a un operaio, di per sè forza lavoro colma d’orgoglio e dignità, può celarsi un razzista, uno che disprezza le donne, un vigliacco, un leccaculo, un crumiro, un falso, uno che picchierebbe volentieri un omosessuale e via elencando le qualità ignobili dell’animo umano.

Ma quel freddo giorno d’inverno il musicista non era propenso a diffidare del prossimo e tantomeno della classe operaia, perciò si mise lo strumento a tracolla e si diresse in fabbrica, con l’animo lieto, pronto a festeggiare il pensionamento del suo amico cantautore, amico d’infanzia, praticamente.
Il pranzo fu buono e allegro, la classe operaia lì presente dette il meglio della sua disponibilità a condividere un momento importante come è quello del passaggio dalla vita lavorativa alla pensione. Il musicista ne godette senza invidia nè rancore pur sapendo che il proprio precariato senza pensione non è di quelli che finiscono domani…

La cosa bella di cui si rese conto è che quando furono sfoderati gli strumenti e fu cantata una certa canzone, quella canzone la sapevano tutti. Ed è una canzone originale del cantautore, un pezzo di cui sentiremo parlare ancora a lungo e del quale vi darò notizie più dettagliate entro breve.
Ma ora vi dirò solo che cosa il musicista lesse, con divertito e anche amaro stupore. Sull’anta di un armadietto della sala di cambio abiti degli operai, stava scritto in slang valdicecinese:

SAREI CANE COMPRA’ UN CANE…
BASTARDO…
E CHIAMALLO “SINDACATO”

eh, scherzando si dice la verità…

(Puntata dedicata ai miei amici operai tutti, in prticolare a Valdo, agli operai-musicisti come Marco, Maurizio e Walter, e agli operai della musica, come me)

Restate sintonizzati
Ciao

Comments 3 Commenti »

Il giramento di palle non è proprio un argomento interessante, dite?
Eppure al mondo ci sono parecchi giramenti di palle, escludendo quello dei giocolieri, che ne hanno fatto un mestiere. Comunque non ve li sto ad elencare perchè li sapete già, li conoscete perchè li vivete, e più siete sensibili, ricettivi e indifesi e più vi girano le palle.
Qualche tempo fa un’importante casa editrice italiana mi ha scritto per farmi sapere che aveva visionato i testi da me spediti e che aveva trovato il mio lavoro appetitoso, tranne porre la censura su alcune poesie “troppo politiche” e su alcuni versi troppo intrisi di “linguaggio da strada”.
Uno di questi versi parlava appunto del giramento di palle che per esempio uno si ritrova a vivere in primavera: vi sarà pur capitato qualche volta e quindi mi potete capire senza bisogno che ve lo spieghi in un linguaggio kantiano.
Per ciò che riguarda la censura ai versi cosiddetti politici, mi scappa quasi da ridere: ancora oggi si tenta di dividere l’estetica dalla realtà, come se l’arte dovesse essere impacchettata a piacimento di chi la pubblica per venderla.
Abbiamo un sistema talmente bloccato che non riesce più a dare spazio all’imprevisto, neanche se da questo imprevisto potesse nascere il denaro del dio mercato.
Italietta: io ti amo e ti mando affanculo. Dopodichè mi sento più in pace con me stessa e mi girano meno le palle. E torno a sentire il Sublime Kantiano mentre continuo a camminare nella strada e nel suo linguaggio.

Comments 2 Commenti »