Il dramma delle morti bianche a cui bollettini e notiziari ci stanno oramai abituando, sembra essere l’espressione più evidente di quel male sociale che l’irresponsabilità del nostro tempo è purtroppo riuscita ha produrre.
Lontani da ogni logica di reale bisogno e rispetto umano, abbiamo rinunciato a capire la vita per aprire le porte ad un mondo falso e globalmente malato, dove lobby politiche, industriali, finanziarie e farmaceutiche, anteponendo i propri interessi al bene comune, ci hanno imposto regole e dogmi da dover accettare come puro atto di fede.
L’urgenza di adottare misure più rigide di tutela e prevenzione per limitare i danni alla salute dei lavoratori e dei cittadini, è stata ampiamente soffocata dalle esigenze di mercato, un mercato così libero che nell’atto perenne di ricercare un fantomatico benessere collettivo, continua ad affamare la gente di nuovi inutili surrogati.
Ed è proprio muovendoci su questa linea di profitti e indifferenza che incontriamo storie drammatiche e criminose come quella della Tyssenkrupp, dove 7giovani operai sono deceduti per le gravi ustioni riportate;
di Casale Monferrato, dove più generazioni stanno morendo per aver respirato l’amianto prodotto dagli stabilimenti italiani della Eternit;
dell’inarrestabile strage di muratori e manovali, impegnati senza sosta ad arricchire le nostre povere città di nuove strutture, per far fronte ad Expo e Giubilei.
Ma vi sono anche storie minori che nessuno a mai raccontato o voluto raccontare, come è il caso della ex Cooperativa Vapordotti di Larderello operante tra gli anni ‘60/70 nel settore edile della coibentazione, dove la fasciatura d’amianto delle condotte Enel del vapore endogeno è costata la vita a quasi il 100% dei lavoratori addetti.
La produzione non conosce riposo e con essa nemmeno gli infortuni.
Nel giorno del 1° Maggio, giornata dedicata alla sicurezza e ai morti sul lavoro, mentre circa un milione di persone cantavano e ballavano in P.za S. Giovanni a Roma sotto la bandiera dei tre “grandi” sindacati confederali Cgil, Cisl, Uil, altri quattro operai dell’Ilva di Taranto, ultimi di una lunga catena, rimanevano feriti da una fiammata sprigionatasi da un interruttore elettrico sotto tensione.
Ironia della sorte, fatalità, o vocazione al suicidio della classe operaia?
La risposta per quanto inadeguata, si potrebbe ricercare nel carattere di urgenza con cui il precedente Consiglio dei Ministri si è portato ad elaborare nuove misure di prevenzione nel mondo del lavoro, sottoponendo alle aziende un più pesante regime sanzionatorio.
Tuttavia non è ancora sufficiente a far emergere la piena responsabilità delle imprese e la loro colpevole incapacità di affrontare e gestire il problema del rischio.
Un’azione di governo incentrata esclusivamente sulla ricerca delle responsabilità individuali e sulla punizione, non affronta poi il problema alla radice che proprio in questa logica organizzativa di competitività e massimo risparmio trova il suo principale nutrimento.
Il rispetto per quanti muoiono e si ammalano ancora sui posti di lavoro, non può ridursi ad una semplice festa commemorativa; dobbiamo prendere coscienza dell’inganno e riappropriarci di quella fetta di verità, di cui troppo a lungo siamo stati privati.
Un noto ricercatore Dott. Renzo Tomatis, già direttore del Centro Internazionale per la ricerca sul cancro di Lione, rende noto come pure per la scienza fosse difficile sottrarsi alla spirale soffocante dei profitti e del potere.
Già nel 1930-1945, alcuni ricercatori tedeschi avevano provato ufficialmente la pericolosità dell’amianto, riconoscendo l’asbestosi come malattia professionale, ma qualcuno ha taciuto o a dovuto tacere.
In Italia, con un ritardo di oltre dieci anni sulle prime direttive Europee risalenti agli anni ‘80, si dovrà attendere il 1992 prima di veder nascere una legge che in qualche modo regolamenti questa particolare materia.
E che dire delle fibre sostitutive dell’amianto, anch’esse messe all’indice dalla scienza medica come potenziale fonte di rischio nocivo/cancerogena e sistematicamente usate nell’industria con la stessa disinvoltura di sempre.
Si pensi poi alle multinazionali del tabacco, aiutate da governi e mas-media ad avvelenare i polmoni di tutto il mondo;
ai trattati di Kyoto continuamente ritrattati per l’irresponsabile politica dei nostri governi;
Quanto all’obbligo poi di dover tenere accesi i fari di giorno, non conosciamo ancora di quanto possano aver ridotto il numero degli incidenti sulle nostre strade; di certo quello che sappiamo (come ci ricorda il fondatore del comitato per l’uso razionale dell’energia Dott. Maurizio Pallante), è che l’incremento medio annuo per le casse dello Stato,dovuto ai maggiori consumi di carburante, è di circa 900 milioni di euro e che l’aumento di CO2 immesso nella nostra atmosfera è di circa 3 milioni di tonnellate /anno.
Si potrebbe continuare all’infinito.
Potremmo parlare delle Ferrovie, dove in un contesto di perenne ritardo e sporcizia, gli unici ad andare ad alta velocità sono gli infortuni e i rovinosi incidenti.
dell’elettro smog e delle onde elettromagnetiche, anch’esse sottoposte a chissà quali studi di pericolosità ….. ma sarebbe inutile e dispersivo dilungarsi oltre.
Il male sociale delle morti bianche continua inesorabile a far sentire la sua voce dentro ma anche fuori dalle fabbriche; che dire altrimenti delle casalinghe che si ammalano di patologie asbesto correlate, solo per aver maneggiato e lavato gli indumenti di lavoro dei propri mariti.
Qualcuno dice: siamo prossimi al collasso!!
Non saprei cosa rispondere; certo è che il disagio sociale cui oggi siamo costretti a vivere, non favorisce certamente uno sviluppo positivo delle cose, né tanto meno il recupero di un sistema che proprio grazie a questo riesce a preservare i suoi principi di controllo e condizionamento.
Sta a noi perciò, cellule umane di questa società, cercare di infrangere quella crosta di paura e indifferenza che spesso ci separa dall’agire, per rendere possibile quell’ azione di denuncia e miglioramento che solo attraverso il contributo di ciascuno si potrà veramente realizzare……………….naturalmente, prima che sia troppo tardi.

Maurizio Cardellini

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