AGUA FURIOSA

AGUA CANSADA DE SER PERDIDA

AGUA ENFADADA DE SER MANDADA

AGUA ENOJADA DE IR A LOS RICOS Y NO A LOS POBRES

AGUA DE MIEDO DE SER NEGRA MAREA

AGUA DESESPERADA PORQUE PRISONERA

AGUA QUE TIENE SED
Y SED DE JUSTICIA

AGUA QUE PREGA DE NO SER CIEGA
EN SU PODER

AGUA DE AMOR

AGUA DE SONIDO

AGUA DE LUCHA

agua vertiente de lo mas profundo
eres cristalina y necesitada
fluyes como la sangre de mis venas
agua misteriosa,agua turbulenta
agua pacifica,agua para mi sed de amor.

(Poesia por internet escrita por agua y toyota en post de dias de silencio AMISTAD ottobre 2007)

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di solito è una specie di guerra ma c’è la maniera di essere:

cittadini onesti sebbene non rincoglioniti

amanti sinceri di quello che è giusto

combattenti strategici

disposti ad imparare ogni minuto

coraggiosi e consapevoli

talmente puri che la merdaccia che ti insegue di continuo si dissolve al primo contatto col tuo essere

e amen

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celebrare il nulla pieno e il nulla vuoto in un paesaggio lunare vestito di sole
il tuo amore naviga su una rotta sicura e lo sai…
A celebrare l’ immenso!

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Hanno chiuso il Bar Mariatchi a motivo di 4 canne…
questo è di una ipocrisia assoluta!!!
Come clienti abituali del bar da parecchi anni, sappiamo bene che è uno dei locali del Barrio Gotico di Barcelona maggiormente attivi nel promuovere la Cultura e dunque non è un luogo di riunione per delinquenti.

La scellerata decisione del Comune di Barcelona ci lascia orfani di un luogo d’incontro unico nella città e di fronte a un simile sproposito non possiamo stare a guardare senza far niente.

Per favore, tutti e tutte voi che conoscete il bar Mariatchi, inviate una mail di protesta al Dipartimento di Cultura infoicub@mail.bcn.es all’attenzione del signor Helio Lozano i Fernandez de Pineda del Dipartimento Tecnico con una copia al bar@mariatchi.com
affichè al Comune si rendano conto che hanno commesso un grave errore confondendo il bar Mriatchi con un posto in cui si promuove il consumo e il traffico di droghe!!!
Sappiamo che questo non è vero!!!

Diffondi questo comunicato, mettilo nel tuo blog, nel tuo web, invialo ai tuoi amici affinchè lo inoltrino a loro volta, abbiamo bisogno di tutte le firme possibili perchè il nostro spazio venga riaperto e con noi di nuovo
Chiudendo il Mariatchi provano a dividerci…disperderci….
Il Mariatchi è molto più di un bar!!!!
Passa la voce!

Per testimoniare che ciò che qui diciamo è vero, ecco qua alcuni links dei video registrati al Mariatchi:

Presentazione del libro di Tonino Carotone, “Il Maestro dell’Ora Brava”
http://es.youtube.com/watch?v=R3zT3knwjnE

Intervista con il gruppo Che Sudaka:
http://www.radiochango.com/castellano/videos.php?ID=11

Intervista con el músico Fermin Muguruza
http://www.radiochango.com/castellano/videos.php?ID=15

Vídeo del Mariatchi durante i lavori del mese di gennaio 2007
http://es.youtube.com/watch?v=yoltBKLnwuI

Firmato:
l’equipe di RadioChango e amici del Mariatchi

————————————————————–

Han cerrado el BAR MARIATCHI por 4 canutos…
esto es de una hipocresía absoluta!!!

Como clientes habituales del bar desde hace años, tenemos muy
claro que el MARIATCHI es uno de los sitios del gótico de Barcelona
que más ha hecho por promover la Cultura, y desde luego NO es un
sitio de reunión para delincuentes!!!

Esta desafortunada decisión del ayuntamiento nos deja huérfanos de
un lugar de encuentro realmente único en la ciudad, y ante tamaño
despropósito no podemos quedarnos con los brazos cruzados.

Por favor, todas y todos los que conozcáis este bar, enviad un mail de protesta al departamento de Cultura infoicub@mail.bcn.es y a nombre
del Sr. Helio Lozano i Fernández de Pineda del departamento Técnico,
con copia a bar@mariatchi.com, para que desde el ayuntamiento se
enteren de que han cometido un grave error al confundirlo por un lugar
donde se promueve el consumo y tráfico de drogas!
NOSOTROS SABEMOS QUE ESTO NO ES ASÍ !!!

Difúndelo a tus colegas para que lo reenvíen, mételo en tu blog, web, se
necesitan todas las firmas posibles para que tengamos nuestro espacio
abierto y con nosotros de nuevo…
Cerrando el Mariatchi intentan dividirnos… dispersarnos…

EL MARIATCHI ES MUCHO MÁS QUE UN BAR!!!
PÁSALO!!!

Y para que quede constancia de que lo que hay aquí expuesto es cierto,
os dejamos algunos de los vídeos grabados en el Mariatchi:

Presentación del libro de Tonino Carotone, “Il Maestro dell’Ora Brava”
http://es.youtube.com/watch?v=R3zT3knwjnE

Entrevista con el grupo Che Sudaka:
http://www.radiochango.com/castellano/videos.php?ID=11

Entrevista con el músico Fermin Muguruza
http://www.radiochango.com/castellano/videos.php?ID=15

Vídeo del Mariatchi durante las obras del mes de enero de 2007
http://es.youtube.com/watch?v=yoltBKLnwuI

Firmado:
el equipo de RadioChango y amig@s del Mariatchi

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È un incendio
È una slavina, una valanga
È un’inondazione, un’onda anomala
È una deliziosa catastrofe naturale
e l’unico morto è il passato

E’ un altro amore che no?
È un’altra inutile ostinazione fino a perdersi?

È una paura di cadere
È una forte propensione a volare
È il ricordo di ieri che invade le ore
È un corpo che dichiara calore

È un accorgersi
È un incontrare il se stessi
tra tutti i sé del mondo

E’ qualcosa che appartiene al mistero
che sta cercando la luce
e la luce gli viene incontro

E’ un improvviso levarsi di stormi di desideri
E’ una prigione che si sgretola
E’ come una preghiera
E’ un amore che sì

E’ uno

E’.

Stella Cappellini
Marzo 2008

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comunicato stampa di domenica 18 maggio 2008

(n. 79/2008) Follonica: “Déjà vu”, l’iniziativa di fotografia e musica sugli anni ’70,
torna al Casello Idraulico di Via Roma per la terza edizione, dal 19 al 25 maggio.

Dal 19 al 25 maggio, per Follonica, è ancora “Déjà vu”, l’iniziativa di fotografia e musica sugli anni ’70, organizzata da Andrea Michele Landini e patrocinata dall’amministrazione comunale.
Giunta al terzo anno di vita, la mostra sarà allestita nei locali dell’ex Casello Idraulico e il tema dell’esposizione riguarderà i viaggi di quel periodo: quelli che si facevano principalmente in autostop, con mete come l’Inghilterra e l’Olanda, e poi, per i più intrapredenti, l’Africa, l’India, il Nepal. Landini ha messo l’idea e tante foto, ma altri contributi sono arrivati da molti follonichesi, protagonisti di quell’epoca, quali Marco Corica, Loredana Sozzi, Luciano Malucchi.

Si comincia alle ore 18 di lunedì 19 maggio, con “Balkan Express“, una sorta di mostra nella mostra, organizzata e presentata da Maurizio Lipparini, fotografo e musicista massetano.
“Dopo questa nuova edizione – ha detto Andrea Landini – avremo tanto materiale fotografico a disposizione. Una documentazione preziosa alla quale hanno contribuito veramente tanti amici di quel periodo. Alcuni di loro, purtroppo, non ci sono più, e per questo credo sia giusto raccogliere in un catalogo, che sarà pubblicato il prossimo anno, un pezzo importante di storia cittadina, che Follonica ha vissuto con grande intensità”.
“Déjà vu”, non sono solo fotografie. Il giardino adiacente il Casello ospiterà, per tutta la durata della manifestazione, concerti e iniziative collaterali.

Dopo lÂ’inaugurazione del 19, questo il programma dei giorni successivi:
Martedì 20 ore 18, presentazione del libro “Credo nel vento” di Marco Chiavistrelli, presente l’autore e l’assessore alla cultura Sabrina Gaglianone. Alle 21 e 30 il concerto “L’albero e gli uccelli” con Marco Chiavistrelli (chitarra), Stella Cappellini (sassofono e voce) e il collettivo musicale “Amianto e Geotermia” della Val di Cecina.

Mercoledì 21, ore 21 e 30 concerto rythm and blues con i “Buffalo & The Electric” con Maurizio Lipparini (chitarra), Marco Franci (chitarra), Silvia Bientinesi (voce), Nuccio (armonica), Roberto Fenzi (batteria), Giuliano Giulianetti (basso).

Concerto per chitarra e voce, con note di sassofono, quello degli “Estrella de Agua”, in programma giovedì 22, sempre in orario serale: Stella cappellini (sassofono e voce) e Domenico Caliri (chitarra).

Venerdì 23 maggio tocca ai “Parafunky” con il jazz e i dintorni: Marco Gianni (tromba), Andrea Vanni (pianoforte), Rossano Gasperini (basso), Luciano Malucchi (batteria).

Il concerto di sabato 24, infine, è un omaggio al follonichese Giuliano Angiolini, prematuramente scomparso per un male incurabile, voluto dal maestro Maurizio Morganitini. Musica classica, ma non troppo, trattandosi di un excursus da “Mozart a Morricone”: Maurizio Morganitini (pianoforte), Antonella Benucci (soprano) Erika Zanaboni e Elisa Puccini (mezzo soprano). Festa di chiusura domenica 25 maggio, con grande rinfresco in giardino per tutti gli intervenuti. [n.g.]

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Di vino il bicchiere è pieno
per l’inebriato cuore nel dì di festa

Due pagliacci colorati danzano sul filo sospeso
nel vuoto, incuranti del rischio, dominandolo

I danzatori nell’arena si riconoscono lieti,
sorridono all’Arte, la sentono.

Lottano con l’Angelo che muove le sfere,
assomigliano all’alba d’essenze e rugiade vestita.

Combattono l’ombra e vincono sempre,
perché l’ombra non li sa.

Stella Cappellini
Gennaio 2008

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AMORE AGLI ALBERI

Ti saluto nel mattino secolare e possente albero,
gigante buono incatenato alla terra!
Ti prego di considerarmi tua amica!
Diglielo al vento che sparga la voce:
io sono di quelli che osservano e amano la tua razza,
mirabile manifestazione del Regno Vegetale.

Vi vedo, o alberi, come ballerine fiorite nelle primavere,
protendere in aggraziate pose innumerevoli arti
immobili e mutevoli, o seri e taciturni contro i tramonti d’inverno,
dignitosamente nudi, chiusi nel Muto Creato
a sostare, dormire, ricaricare linfe:
dopo la vita la morte.

Le foglie abbandonate scricchiolano,
ancora servono e allegramente marciscono.
Balla albero, ballerino dell’infinito,
balla ai bordi della realtà!
Libera i fiori, ancora, per noi
con la tua lenta costante magia!

Invadi l’aria di alchimie di pollini!
Sonnacchiosa vita, risveglio di spinta ormonale maggiore!
E corsa inarrestabile, succosa!
Dopo la morte, la vita.
O alberi di verde vestiti
accampando ombra e uccelli!

Festa segreta scoperta:
Natura vera che canta.
Alberi, infinite le immagini di voi
così familiari da darvi per scontati!
Eppure io sento i brividi quando vi guardo!
E condivido la vostra paura del fuoco e del vento…

O saggi silenziosi alberi, arboles, arbres, trees….
Neri sulla terra nelle notti di luna
vi ho visti guardare,
vi ho visti piangere con la pioggia,
amare la Terra Minerale e come lei materni
amare il Regno Animale tutto!

O voi che da millenni sempre nutrite il fuoco, le case,
l’ombra fresca e l’anima pensosa!

Sono tua amica, albero del mio quartiere!
Quando passo accanto alle rughe
della tua scorza dai colori incredibili
immagino le tue immense radici
come enormi piedi conficcati nel terreno
e ammiro le foglie tue nuove
che additano il cielo con imperituro amore!

Stella Cappellini

(primavera 2004)

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Questo che segue è un piccolo racconto dedicatissimo…

Quel giorno d’inverno il musicista era allegro: stava per fare un’azione anomala. Sarebbe andato a suonare in una grossa fabbrica, fra gli operai, che chissà se avrebbero capito qualcosa.
Stava per svolgersi il pranzo di pensionamento di un amico operaio e cantautore, che sempre aveva avuto il dubbio di essere prima cantautore e poi operaio. Così è la vita, fa di te ciò che vuole però non ti tocca l’essenza intima verace: quella rimane sempre uguale dalla nascita alla morte e sta a noi coltivalrla e alimentarla.
Ebbene, il musicista si sentiva tanto simile a Pablo Neruda, il grande poeta cileno, quando andava a recitare i suoi meravigliosi versi nelle miniere del Cile, di fronte a minatori poverissimi e sfruttati, eppure attenti e rispettosi dell’Arte che veniva loro regalata.
Eppure la classe operaia di oggi forse il musicista di cui parlo non la conosce un granchè: dietro a un operaio, di per sè forza lavoro colma d’orgoglio e dignità, può celarsi un razzista, uno che disprezza le donne, un vigliacco, un leccaculo, un crumiro, un falso, uno che picchierebbe volentieri un omosessuale e via elencando le qualità ignobili dell’animo umano.

Ma quel freddo giorno d’inverno il musicista non era propenso a diffidare del prossimo e tantomeno della classe operaia, perciò si mise lo strumento a tracolla e si diresse in fabbrica, con l’animo lieto, pronto a festeggiare il pensionamento del suo amico cantautore, amico d’infanzia, praticamente.
Il pranzo fu buono e allegro, la classe operaia lì presente dette il meglio della sua disponibilità a condividere un momento importante come è quello del passaggio dalla vita lavorativa alla pensione. Il musicista ne godette senza invidia nè rancore pur sapendo che il proprio precariato senza pensione non è di quelli che finiscono domani…

La cosa bella di cui si rese conto è che quando furono sfoderati gli strumenti e fu cantata una certa canzone, quella canzone la sapevano tutti. Ed è una canzone originale del cantautore, un pezzo di cui sentiremo parlare ancora a lungo e del quale vi darò notizie più dettagliate entro breve.
Ma ora vi dirò solo che cosa il musicista lesse, con divertito e anche amaro stupore. Sull’anta di un armadietto della sala di cambio abiti degli operai, stava scritto in slang valdicecinese:

SAREI CANE COMPRA’ UN CANE…
BASTARDO…
E CHIAMALLO “SINDACATO”

eh, scherzando si dice la verità…

(Puntata dedicata ai miei amici operai tutti, in prticolare a Valdo, agli operai-musicisti come Marco, Maurizio e Walter, e agli operai della musica, come me)

Restate sintonizzati
Ciao

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Il dramma delle morti bianche a cui bollettini e notiziari ci stanno oramai abituando, sembra essere l’espressione più evidente di quel male sociale che l’irresponsabilità del nostro tempo è purtroppo riuscita ha produrre.
Lontani da ogni logica di reale bisogno e rispetto umano, abbiamo rinunciato a capire la vita per aprire le porte ad un mondo falso e globalmente malato, dove lobby politiche, industriali, finanziarie e farmaceutiche, anteponendo i propri interessi al bene comune, ci hanno imposto regole e dogmi da dover accettare come puro atto di fede.
L’urgenza di adottare misure più rigide di tutela e prevenzione per limitare i danni alla salute dei lavoratori e dei cittadini, è stata ampiamente soffocata dalle esigenze di mercato, un mercato così libero che nell’atto perenne di ricercare un fantomatico benessere collettivo, continua ad affamare la gente di nuovi inutili surrogati.
Ed è proprio muovendoci su questa linea di profitti e indifferenza che incontriamo storie drammatiche e criminose come quella della Tyssenkrupp, dove 7giovani operai sono deceduti per le gravi ustioni riportate;
di Casale Monferrato, dove più generazioni stanno morendo per aver respirato l’amianto prodotto dagli stabilimenti italiani della Eternit;
dell’inarrestabile strage di muratori e manovali, impegnati senza sosta ad arricchire le nostre povere città di nuove strutture, per far fronte ad Expo e Giubilei.
Ma vi sono anche storie minori che nessuno a mai raccontato o voluto raccontare, come è il caso della ex Cooperativa Vapordotti di Larderello operante tra gli anni ‘60/70 nel settore edile della coibentazione, dove la fasciatura d’amianto delle condotte Enel del vapore endogeno è costata la vita a quasi il 100% dei lavoratori addetti.
La produzione non conosce riposo e con essa nemmeno gli infortuni.
Nel giorno del 1° Maggio, giornata dedicata alla sicurezza e ai morti sul lavoro, mentre circa un milione di persone cantavano e ballavano in P.za S. Giovanni a Roma sotto la bandiera dei tre “grandi” sindacati confederali Cgil, Cisl, Uil, altri quattro operai dell’Ilva di Taranto, ultimi di una lunga catena, rimanevano feriti da una fiammata sprigionatasi da un interruttore elettrico sotto tensione.
Ironia della sorte, fatalità, o vocazione al suicidio della classe operaia?
La risposta per quanto inadeguata, si potrebbe ricercare nel carattere di urgenza con cui il precedente Consiglio dei Ministri si è portato ad elaborare nuove misure di prevenzione nel mondo del lavoro, sottoponendo alle aziende un più pesante regime sanzionatorio.
Tuttavia non è ancora sufficiente a far emergere la piena responsabilità delle imprese e la loro colpevole incapacità di affrontare e gestire il problema del rischio.
Un’azione di governo incentrata esclusivamente sulla ricerca delle responsabilità individuali e sulla punizione, non affronta poi il problema alla radice che proprio in questa logica organizzativa di competitività e massimo risparmio trova il suo principale nutrimento.
Il rispetto per quanti muoiono e si ammalano ancora sui posti di lavoro, non può ridursi ad una semplice festa commemorativa; dobbiamo prendere coscienza dell’inganno e riappropriarci di quella fetta di verità, di cui troppo a lungo siamo stati privati.
Un noto ricercatore Dott. Renzo Tomatis, già direttore del Centro Internazionale per la ricerca sul cancro di Lione, rende noto come pure per la scienza fosse difficile sottrarsi alla spirale soffocante dei profitti e del potere.
Già nel 1930-1945, alcuni ricercatori tedeschi avevano provato ufficialmente la pericolosità dell’amianto, riconoscendo l’asbestosi come malattia professionale, ma qualcuno ha taciuto o a dovuto tacere.
In Italia, con un ritardo di oltre dieci anni sulle prime direttive Europee risalenti agli anni ‘80, si dovrà attendere il 1992 prima di veder nascere una legge che in qualche modo regolamenti questa particolare materia.
E che dire delle fibre sostitutive dell’amianto, anch’esse messe all’indice dalla scienza medica come potenziale fonte di rischio nocivo/cancerogena e sistematicamente usate nell’industria con la stessa disinvoltura di sempre.
Si pensi poi alle multinazionali del tabacco, aiutate da governi e mas-media ad avvelenare i polmoni di tutto il mondo;
ai trattati di Kyoto continuamente ritrattati per l’irresponsabile politica dei nostri governi;
Quanto all’obbligo poi di dover tenere accesi i fari di giorno, non conosciamo ancora di quanto possano aver ridotto il numero degli incidenti sulle nostre strade; di certo quello che sappiamo (come ci ricorda il fondatore del comitato per l’uso razionale dell’energia Dott. Maurizio Pallante), è che l’incremento medio annuo per le casse dello Stato,dovuto ai maggiori consumi di carburante, è di circa 900 milioni di euro e che l’aumento di CO2 immesso nella nostra atmosfera è di circa 3 milioni di tonnellate /anno.
Si potrebbe continuare all’infinito.
Potremmo parlare delle Ferrovie, dove in un contesto di perenne ritardo e sporcizia, gli unici ad andare ad alta velocità sono gli infortuni e i rovinosi incidenti.
dell’elettro smog e delle onde elettromagnetiche, anch’esse sottoposte a chissà quali studi di pericolosità ….. ma sarebbe inutile e dispersivo dilungarsi oltre.
Il male sociale delle morti bianche continua inesorabile a far sentire la sua voce dentro ma anche fuori dalle fabbriche; che dire altrimenti delle casalinghe che si ammalano di patologie asbesto correlate, solo per aver maneggiato e lavato gli indumenti di lavoro dei propri mariti.
Qualcuno dice: siamo prossimi al collasso!!
Non saprei cosa rispondere; certo è che il disagio sociale cui oggi siamo costretti a vivere, non favorisce certamente uno sviluppo positivo delle cose, né tanto meno il recupero di un sistema che proprio grazie a questo riesce a preservare i suoi principi di controllo e condizionamento.
Sta a noi perciò, cellule umane di questa società, cercare di infrangere quella crosta di paura e indifferenza che spesso ci separa dall’agire, per rendere possibile quell’ azione di denuncia e miglioramento che solo attraverso il contributo di ciascuno si potrà veramente realizzare……………….naturalmente, prima che sia troppo tardi.

Maurizio Cardellini

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